Riforma pensioni, quota 100 dal 2019 ma addio all'Ape Social

Riforma pensioni, quota 100 dal 2019 ma addio all’Ape Social

Scritto da Elena Greco il 3 settembre 2018

Riforma pensioni, le novità sulla quota 100 dal 2019 potrebbero portare all’addio dell’Ape social. Ecco le ultime notizie e ipotesi sulla Legge di Bilancio.

Sono particolarmente attese le novità della riforma pensioni nella Legge di Bilancio 2019.

L’obiettivo del Governo Lega e M5S sarebbe quello di superare gli effetti negativi della riforma Fornero, introducendo nuove modalità di accesso alla pensione anticipata: quota 100, quota 41 e la proroga di Opzione Donna.

Dalle ultime notizie emerse, tuttavia, si fa avanti l’ipotesi che la riforma delle pensioni nel 2019 non sarà così conveniente come promesso. Si parla ad oggi dell’avvio della quota 100 soltanto per chi avrà almeno 64 anni di età e, parallelamente, 36 anni di contributi. Pare che invece saranno “rimandate” al prossimo anno sia la quota 41 che l’Opzione Donna.

Per trovare i fondi necessari, tuttavia, potrebbe non essere rifinanziata l’Ape social, una delle poche misure sulle pensioni dello scorso Governo apprezzate dai lavoratori.

Se ne parlerà ancora a lungo: da settembre fino a dicembre il Governo dovrà lavorare sulla Legge di Bilancio 2019 e il fronte previdenziale è quello più complesso. Vediamo di seguito le ultime novità sulla riforma delle pensioni e le possibili misure in cantiere.

Riforma pensioni 2019: quota 100 tra le novità più certe

Per partire con l’ampio progetto di riforma delle pensioni il Governo dovrebbe introdurre già dal 2019 la quota 100. Sebbene sia questa una delle novità più certe, sono ancora molti i dubbi sui requisiti per richiederla.

Una delle ipotesi che va pian piano confermandosi è che inizialmente potranno andare in pensione anticipata raggiungendo la quota 100 tra età anagrafica e contributiva soltanto i contribuenti con almeno 64 anni.

Tuttavia, stando alle ultime notizie circa la riforma pensioni sul tavolo del Governo, sarebbero due le ipotesi: la prima prevede l’introduzione della quota 100 dal 2019 soltanto per la gestione degli esuberi di aziende in crisi, la seconda invece punta a dare il via alla misura per un più ampio numero di lavoratori.

Fermo restando il requisito anagrafico di 64 anni, per chi andrà in pensione con la quota 100 il Governo starebbe pensando di introdurre una sorta di “penalizzazione”: il calcolo della pensione con solo sistema contributivo e la possibilità di accreditare soltanto due anni di contributi figurativi.

Riforma pensioni 2019, addio all’Ape social per finanziare la quota 100

Per introdurre la quota 100 per tutti i lavoratori servirebbero almeno 3,5 miliardi di euro. A fare i conti alla riforma pensioni 2019 è Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Al momento pare che il Governo abbia preventivato una cifra che invece si aggira intorno ai 2,5 miliardi di euro ed è qui che interviene il possibile addio all’Ape social: le risorse mancanti potrebbero essere reperite abolendo il rifinanziamento della misura nel 2019.

A lanciare l’allarme sugli effetti negativi dell’abolizione dell’Ape social è la UIL: la riforma delle pensioni nella Legge di Bilancio 2019 potrebbe rivelarsi uno svantaggio per le fasce di lavoratori più deboli, tra cui i disoccupati.

Se con l’Ape social è possibile andare in pensione con 63 anni e 30 di contributi, la quota 100 con un minimo di 64 anni di età e 36 di contributi comporterebbe una penalizzazione immediata.

Sono tutti questi cavilli a rendere quantomai complesso il lavoro sulla riforma pensioni nella Legge di Bilancio 2019, annunciato a gran voce dal Governo Lega e M5S ma che adesso si trova a doversi confrontare con il problema dei costi e con la complessità di ridisegnare l’attuale sistema previdenziale italiano.