Spesometro secondo semestre 2017: sanzioni e ravvedimento operoso

Spesometro secondo semestre 2017: sanzioni e ravvedimento operoso

Scritto da Guendalina Grossi il 3 aprile 2018

Sanzioni spesometro secondo semestre 2017: importi e possibilità di riduzioni con provvedimento operoso.

Spesometro secondo semestre 2017: sono previste delle sanzioni per chi non provvederà all’invio della comunicazione dei dati obbligatori in merito alle fatture emesse e ricevute entro il 6 aprile 2018.

A stabilirlo è la legge ed in particolare il DL 193/2016 che sancisce che in caso di errori, invio telematico tardivo o incompleti dei dati richiesti dal fisco sono previste delle sanzioni amministrative tributarie.

Vediamo insieme a quanto ammontano le sanzioni previste in materia di spesometro semestrale e le eventuali possibilità di ravvedimento operoso.

Spesometro secondo semestre 2017: quali sanzioni sono previste?

Come abbiamo appena accennato entro il 6 aprile 2018 si dovrà trasmettere la comunicazione dei dati obbligatori in merito alle fatture emesse e ricevute nel secondo semestre del 2017.

Nel caso di errata o omessa trasmissione dei dati che sono richiesti dal fisco sono previste delle sanzioni amministrative tributarie che vanno da un minimo di 2 euro per ciascuna fattura non comunicata correttamente ad un massimo di 1.000 euro a trimestre.

In caso di comunicazione dei dati entro 15 giorni dalla scadenza originaria è possibile beneficiare della riduzione delle sanzioni a 500 euro.

Spesometro secondo semestre 2017: ravvedimento operoso

Come abbiamo appena accennato nel caso di mancato o errato invio dello spesometro semestrale è possibile godere della riduzione al 50% se si provvede ad un nuovo invio entro 15 giorni dalla scadenza ordinaria.

È quindi possibile applicare il ravvedimento operoso anche allo spesometro semestrale e a chiarirlo è stata proprio l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 104/E del 28 luglio 2017.

Il ravvedimento operoso prevede quindi sanzioni proporzionate al ritardo con cui si procede all’integrazione di dati omessi o trasmessi in maniera inesatta.

In particolare sono previste le seguenti riduzioni:

  • 1/9 di 500 euro se lo spesometro è inviato entro 15 giorni dalla scadenza originaria;
  • 1/9 di 1.000 euro se la correzione avviene entro 90 giorni dalla scadenza originaria;
  • 1/8 di 1.000 euro se il modello è presentato oltre 90 giorni ma entro un anno dalla scadenza;
  • 1/7 di 1.000 euro se la regolarizzazione avviene entro due anni;
  • 1/6 di 1.000 euro se la regolarizzazione avviene oltre due anni;
  • 1/5 di 1.000 euro se la regolarizzazione è effettuata dopo la constatazione della violazione.

Si ricorda ai lettori che se si procede entro il 6 aprile 2018 all’invio correttivo non sono previste sanzioni per eventuali errori, omissioni o dati incompleti relativi allo spesometro del primo semestre 2017.

Per ulteriori informazioni potete leggere anche Scadenza spesometro 6 aprile 2018: soggetti obbligati ed esclusi

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